banten - Collezione Uroboro v.26.1

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banten
Una classe a parte: i vigili del fuoco
In tutto il Giappone,

almeno fino ai primi anni del XX secolo, per tutta una serie di motivi sia economici sia legati alla natura fortemente sismica della regione, l’ingegneria edile era dominata dal legno e dai suoi derivati. Ne consegue che, dovendo utilizzare fiamme vive per riscaldamento ed illuminazione, gli incendi erano all'ordine del giorno. E, nel caso di zone densamente popolate con case adiacenti, potevano avere conseguenze devastanti. La capitale Edo (che, a seguito della restaurazione Meiji ha preso dal 1868 il nome di Tokyo) è stata spesso luogo di grande incendi. Durante uno dei più devastanti il grande incendio di Meireki (1657) si stima che più di 17.000 persone abbiano perso la vita. Questo costrinse le comunità - non solo quelle metropolitane - ad organizzarsi e, non più tardi del 1730, Edo poteva contare su un corpo di vigili del fuoco di 10.000 unità.

Un mestiere decisamente pericoloso quello del pompiere occupato, più che a spegnere il fuoco, ad abbattere con grandi asce le strutture di legno coinvolte per evitare il propagarsi dell’incendio alle case vicine. Al fine di agevolare tale attività già agli inizi del XVII secolo vennero adottate delle “tute da lavoro” composte da giacca pantaloni copricapo e guanti e realizzate unendo tra loro tre strati di spesso cotone per mezzo di cuciture (sashiko), si forniva agli indumenti una certa resistenza. Prima di avventurarsi entro l'incendio il pompiere imbevuta di acqua questi indumenti e così appesantito (fino a 40 chilogrammi in più) si inoltrava nell'edificio in fiamme. Una tecnica protettiva che può sembrare empirica ma che si è comunque dimostrata abbastanza efficace e che è stata utilizzata in certe zone rurali almeno fino alla metà del XX secolo.

Le giacche con impunture sashiko potevano avere lunghezze variabili e venivano chiamati banten (più specificatamente quelle da pompiere erano dette kajibanten). Sono tipicamente di colore blu scuro con una o più strisce rosse lungo la linea delle braccia e delle spalle, ed il carattere kanji da informazioni sul nome della brigata o della località di appartenenza del vigile.

Visti gli elavati rischi, fare il vigile del fuoco nel Giappone dei tempi andati era un mestiere che richiedeva una grande organizzazione ed una buona dose di coraggio. Naturale che lo Shogun (così veniva chiamato il massimo leader politico e militare nel Giappone medievale e del periodo Edo) affidasse alla casta lui più vicina, quella militare (samurai), la gestione del problema. Erano quindi i samurai, dapprima in modo esclusivo poi con funzioni di solo comando a coordinamento, a comporre le brigate di vigili del fuoco ea compiere atti di estremo coraggio. Situazioni che necessitavano di un riconoscimento pubblico. A partire dal XVII secolo i tatuaggi corporali a carattere pittorico divennero di gran moda tra le classi agiate giapponesi. Questa body art aveva connotazioni simboliche, faceva riferimento al valore proprio della persona tatuata, e talvolta arrivava a coprire gran parte del corpo che veniva poi pubblicamente esposto durante le festività a altre celebrazioni. Tutto questo ebbe fine con Meiji che nel 1872 bandì del tutto i tatuaggi del corpo, lasciandoli così esclusività della malavita organizzata che tuttora ne fa uso.

I valorosi samurai dovettero inventarsi qualcosa di nuovo per esibire i loro “crediti”, ed incominciarono a far dipingere la parte interna dei loro banten con gli stessi motivi dei tatuaggi proibiti, contribuendo così alla realizzazione di vere e proprie opere d'arte estremamente costose, e quindi appannaggio esclusivo delle classi superiori.
Qui sotto,
due kajibanten. Interessanti per pattern e materiali.
raro Banten a draghi
Giappone, epoca Meiji (circa 1880), cm 88x117.

Uno dei motivi preferiti per decorare i kajibanten era quello del drago, creatura divina e benefica al pari della fenice, e simboleggiante le forze protettrici dell'acqua.

Spesso raffigurato assieme ad una tigre, in questo caso lo vediamo sospeso tra nuvole ed onde marine.
giacca da Samurai in pelle
Giappone, epoca Edo (circa 1820), 105x131 cm

Questo pezzo apparteneva quasi sicuramente ad un personaggio di rango elevato (probabilmente un samurai) in quanto la decorazione interna, anche lei effettuata sulla pelle durante il processo di affumicazione, ripete in modo continuo l'ideogramma kanji che significa 'leader'.

Eccezionale lo stato di conservazione vista l'alta epoca.


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